Vincenzo Irolli | La treccia recisa, c. 1920

Stilisticamente vicino a lavori licenziati da Vincenzo Irolli intorno alla prima metà degli anni venti quali Rose di maggio, In villeggiatura o Il bandolo, La treccia recisa appartiene ad un piccolo nucleo di dipinti dedicati dal pittore napoletano a soggetti di ispirazione giapponese.
Tra il 1923-1924 Vincenzo Irolli dipinge, infatti, Falsa giapponesina, La lettura, Giapponesina, tutte composizioni ambientate in interni arredati con mobili e suppellettili di gusto orientale, come il paravento con motivi decorativi a gru e fiori di pesco del nostro dipinto, nei quali le giovani protagoniste, in perfetta sintonia con la moda dell'epoca che trovava nella cultura orientale una fonte di ispirazione inesauribile per abiti, ricami e accessori, indossano tutte abiti di foggia a kimono.
Ne La treccia recisa, condotta nel caratteristico linguaggio irolliano dalle pennellate sfaldate e briose, ricche di vitalità e brillantezza cromatica, la vivacità dei toni utilizzati per la resa della veste e del paravento che fa da sfondo alla scena aiutano a dare il giusto peso al piccolo dramma della protagonista, la quale dopo essersi appena tagliata i capelli per seguire i dettami della moda del decennio che suggeriva l'acconciatura alla garçonne, sembra dubitare d'aver fatto la scelta migliore e pentirsi amaramente.
Sempre attento a descrivere con delicatezza l'universo femminile in tutta la molteplicità delle sue sfaccettature, anche ne La treccia recisa il pittore si sofferma a raccontare con tenerezza un piccolo turbamento adolescenziale che reso attraverso l'esuberanza della tavolozza diviene pretesto pittorico per una gioiosa composizione. | © Sotheby’s 

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