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13/02/21

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Alda Merini / Marco Ortolan | Le maschere


Maschere che ho buttato in un canto
ora per ora
per salvare il mio cuore

maschere che hanno lacrime dipinte
e un fiore sempre verde nel labbro

maschere che hanno fumato i miei limiti
che hanno tenuto in bocca le mie sigarette


10/02/21

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Dino Buzzati | Un amore, 1963 | Capitolo V


Ma quando, nel salotto compiacente della signora Ermelina, la ragazza, con le braccia nude levate a manici d'anfora, si voltò a sorridergli, di colpo affiorò il ricordo di quella sera di settembre, o ottobre, in corso Garibaldi.
Non poteva dire che fosse lei.. La ragazza di corso Garibaldi, almeno nel ricordo, era forse più bella, però c'era una strana identità di tipo umano. Certo, questa Laide non aveva lo stesso mistero.
Oppure la violenta attrazione esercitata su di lui da quella dipendeva dal fatto che in quel momento, in quel posto, lei era una creatura irraggiungibile mentre questa era a sua facile e completa disposizione? Forse era soltanto la diversa situazione a fargliele apparire diverse, mentre in realtà erano la stessa persona?


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Dino Buzzati | Un amore, 1963 | Capitolo IV


A questo punto la signora Ermelina chiese: "Le fa niente, dottore, se proviamo un abito?"
"S'immagini." Dorigo sapeva che la Ermelina, per mascherare il suo lavoro di ruffiana, diceva di tenere una "boutique". Nella camera da letto c'era infatti, su tutta una parete, un armadio a muro, pieno probabilmente di vestiti.
Del resto quel diversivo semplificava le ipocrite cerimonie dell'attesa. Per una convenzione di decenza, ogni volta l'andata a letto era preceduta da un quarto d'ora di chiacchiere sul più e sul meno, in tono di allegria forzata. Dopodiché, esauriti gli argomenti a portata di mano, si faceva un imbarazzato silenzio. Finché la signora Ermelina: "Su, da bravi volete andare di là?". Quando non era la stessa ragazza a prendere per mano lui, invitandolo ad alzarsi; simulazione di desiderio che aveva sempre un certo effetto.


09/02/21

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Dino Buzzati | Un amore, 1963 | Capitolo III

Dino Buzzati | Piazza del Duomo di Milano

Nel salotto, per così dire, c'era un divano ad angolo, un tavolo rotondo, un altro divano lungo, un armadietto, un armadio a muro.
Mobili cosiddetti moderni, tipo Svezia, abbastanza semplici, un vago senso di pulizia. Stupiva la presenza, sui muri, di due grandi riproduzioni di Bruegel il Vecchio: le famose scene di contadini.
Chissà come erano capitate là, o erano state scelte.
Era là seduta sul divano lungo. Lui ne ebbe al primo sguardo un'impressione gradevole però niente di straordinario.
Un faccino pallido, reso arguto dal naso dritto e prominente, dalla bocca piccola, dagli occhi tondi e attoniti. C'era qualcosa di fresco, di popolaresco, ma non volgare.


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Dino Buzzati | Un amore, 1963 | Capitolo II


La signora Ermelina stava al sesto piano di una grande casa nelle vicinanze di piazza Missori. L'ascensore era di quelli che la porta si apre automaticamente da sola ma alle volte si chiude inaspettatamente.
Una volta Dorigo ci era rimasto preso dentro, per un istante la paura di venir schiacciato come una noce, ma in realtà la pressione delle due valve non era eccessiva.
Sulla porta non c'era la targhetta col nome. Il grande corridoio pavimentato di marmo era deserto. Ma non si poteva sbagliare la porta appunto per la mancanza della targhetta, tutte le altre invece l'avevano.


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Dino Buzzati | Un amore, 1963 | Capitolo I

Dino Buzzati

Un mattino del febbraio 1960, a Milano, l'architetto Antonio Dorigo, di 49 anni, telefonò alla signora Ermelina.

- "Sono Tonino, buongiorno sign..."
- "E' lei? Quanto tempo che non si fa vedere. Come sta?"
- "Non c'è male, grazie. Sa in questi ultimi tempi un mucchio di lavoro e così... senta potrei venire questo pomeriggio?"
- "Questo pomeriggio? Mi faccia pensare... a che ora?"
- "Non so. Alle tre, tre e mezza".
- "Tre e mezza d'accordo".
- "Ah senta, signora..."
- "Dica, dica"..
- "L'ultima volta, si ricorda?... insomma quella stoffa per essere sincero non mi finiva di piacere, vorrei..."
- "Capisco. Purtroppo alle volte io stessa..."


07/02/21

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Eugene Delacroix | Color Quotes


▻ "Not only can color, which is under fixed laws, be taught like music, but it is easier to learn than drawing, whose elaborate principles cannot be taught".
"Non solo il colore, che è soggetto a leggi fisse, può essere insegnato come la musica, ma è più facile da imparare del disegno, i cui elaborati principi non possono essere insegnati".
▻ "Draughtsmen may be made, but colourists are born".
"Coloristi si nasce, disegnatori si diventa".


03/02/21

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Michelangelo Buonarroti | O Notte, o dolce tempo | Sonetto 102


O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.

Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.