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Guido Reni 1575-1642 | Italian Baroque style


 Nella pittura di Guido Reni, ci sono stili e sfumature diverse, non solo in relazione ai vari periodi esecutivi, ma certe volte anche nello San Matteo e l'angelostesso dipinto! Il suo modo di interpretare il naturalismo del Garavaggio o lo stile monumentale di Annibale Carracci è stato tale, che il senso elementare o quello rivoluzionario dell'uno o dell'altro sembrano quasi paralizzarsi. L'irresistibile incanto della pittura di Guido Reni è riposto nel sensuale fascino di una dolcezza musicale, soltanto a lui propria e perciò inimitabile, della quale sono impregnate le sue creazioni. Rarissimamente si trovano nei suoi quadri grandi pensieri e nuove e inaspettate soluzioni lungimirante, ma soltanto un quotidiano rapporto con la tradizione. Solo che non sta nella novità la vera e propria creazione artistica del Reni, ma in quell'alto senso della bellezza e in quella musicalità del sentire che nobilitano ogni linea e ogni movenza.
Nasce a Bologna, nell'attuale Palazzo Ariosti di via San Felice 3, da Daniele, musicista e maestro della Cappella di San Petronio, e da Ginevra Pozzi; è battezzato il 7 novembre nella chiesa di San Pietro. Un'erronea tradizione che risale alla fine del Settecento lo fa nascere a Calvenzano (Vergato), nell'Appennino bolognese. Nel 1584, a dire dello storico Carlo Cesare Malvasia, che conobbe in vita il pittore, abbandona gli studi di musica, a cui era stato avviato dal padre, per entrare nell'avviata bottega bolognese del pittore fiammingo Denijs Calvaert, amico del padre, che lo impegna a tenerlo con sé per dieci anni. Ha per compagni di apprendistato pittori destinati a grande successo come Francesco Albani e il Domenichino; studia Raffaello, del quale copia più volte l'Estasi di Santa Cecilia, e le incisioni del Dürer. Morto il padre il 7 gennaio 1594, Guido lascia la bottega del Calvaert per aderire all'Accademia del Naturale, scuola di pittura fondata dai Carracci nel 1582, che si trasformerà nel 1599 nell'Accademia degli Incamminati. Qui mostra il suo talento tanto che il Malvasia riferisce l'improbabile aneddoto del suggerimento dato da Annibale a Ludovico Carracci, di non gl'insegnar tanto a costui, che un giorno ne saprà più di tutti noi. Non vedi tu come non mai contento, egli cerca cose nuove? Raccordati, Lodovico, che costui un giorno ti vuol far sospirare.