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Vincent van Gogh | Starry Night Over the Rhone, 1888 | Musée d'Orsay, Paris


Vincent van Gogh | Starry Night Over the Rhone, 1888

"The sight of the stars always makes me dream in as simple a way as the black spots on the map, representing towns and villages, make me dream.
Why, I say to myself, should the spots of light in the firmament be less accessible to us than the black spots on the map of France?
Just as we take the train to go to Tarascon or Rouen, we take death to go to a star’, wrote Vincent to his brother Theo in 1888.



La nuit étoilée [Starry Night]


From the moment of his arrival in Arles, on 8 February 1888, Van Gogh was constantly preoccupied with the representation of "night effects".
In April 1888, he wrote to his brother Theo: "I need a starry night with cypresses or maybe above a field of ripe wheat".
In June, he confided to the painter Emile Bernard: "But when shall I ever paint the Starry Sky, this painting that keeps haunting me" and, in September, in a letter to his sister, he evoked the same subject: "Often it seems to me night is even more richly coloured than day".
During the same month of September, he finally realised his obsessive project.
He first painted a corner of nocturnal sky in Cafe Terrace on the Place du Forum, Arles (Otterlo, Rijksmuseum Kröller-Muller). Next came this view of the Rhône in which he marvellously transcribed the colours he perceived in the dark. Blues prevail: Prussian blue, ultramarine and cobalt.
The city gas lights glimmer an intense orange and are reflected in the water. The stars sparkle like gemstones.
A few months later, just after being confined to a mental institution, Van Gogh painted another version of the same subject: "Starry Night🎨" (New York, MoMA), in which the violence of his troubled psyche is fully expressed.

Vincent Van Gogh | The Starry Night | Saint Rémy, June 1889 | MoMa - Museum of Modern Art, New York

Trees are shaped like flames while the sky and stars whirl in a cosmic vision.
The Musée d'Orsay’s "Starry Night" is more serene, an atmosphere reinforced by the presence of a couple of lovers at the bottom of the canvas. | © Musée d'Orsay

Vincent van Gogh | Drawing of Starry Night over the Rohne in a letter to Theo

Sin dal suo arrivo ad Arles, l'8 febbraio 1888, la rappresentazione degli "effetti di notte" diventa una preoccupazione costante per Van Gogh.
Nell'aprile del 1888, l'artista scrive al fratello Théo: "Mi occorre una notte stellata con dei cipressi o, forse, sopra un campo di grano maturo".
A giugno, così confida al pittore Emile Bernard: "Quando mai riuscirò a dipingere un Cielo stellato, un quadro che, da sempre, occupa i miei pensieri" ed a settembre, in una lettera alla sorella, torna sullo argomento: "Spesso, ho l'impressione che la notte sia più ricca di colori se paragonata al giorno".
In quello stesso mese di settembre, van Gogh realizza finalmente questo progetto diventato per lui irrinunciabile.
In un primo tempo dipinge un angolo di cielo notturno nella terrazza di un caffè sulla piazza centrale ad Arles (Otterlo, Rijksmuseum Kröller-Muller). Quindi, questa veduta del Rodano in cui l'artista riproduce in modo esemplare i colori che percepisce nell'oscurità.
La tonalità dominante è il blu in varie sfumature: di Prussia, oltremare o cobalto. Le luci della città brillano di un arancio intenso e si riflettono nell'acqua.
Le stelle risplendono come pietre preziose.
A distanza di qualche mese, subito dopo il suo internamento nell'ospedale psichiatrico, Van Gogh dipinge un'altra versione dello stesso soggetto: Il Cielo stellato (New York, MoMA), in cui si esprime in tutta la sua virulenza la sua personalità disturbata.
Gli alberi assumono le stesse fattezze delle fiamme mentre il cielo e le stelle volteggiano in una visione cosmica. Nel dipinto La notte stellata, custodito presso il museo d'Orsay, la presenza di una coppia di innamorati sulla parte bassa della tela accresce l'atmosfera di grande serenità dell'opera. | © Musée d'Orsay

Vincent van Gogh | Scetch of painting Starry Night over the Rhone


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