22/07/21

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Henri Matisse | La Tecnica pittorica


Henri-Émile-Benoît Matisse è uno dei più noti artisti del XX secolo, esponente di maggior spicco della corrente artistica dei Fauves.

Matisse usava partire dalla raffigurazione della realtà, trasformandola poi in forme semplificate e appiattite attraverso l'accostamento di colori primari e secondari puri, accesi, luminosi, privi ormai di riferimento alla descrizione naturale.
La sua attività pittorica si svolse per decenni, nel suo quieto ambiente familiare, lontano dai clamori della vita mondana.
Svolse la sua ricerca portando il suo stile ad un affinamento progressivo che toccò le soglie dell'astrattismo, al quale si avvicinò soprattutto con la tecnica del collage su carta, con figure semplificate, dalle campiture omogenee, che producevano effetti dinamici e un vivace contrasto con lo sfondo.



La sua serie di Figure Blu rappresenta il principale esempio della tecnica denominata "dipingere con le forbici"; erano composizioni figurative a collage, a uno o più colori, per i quali usava cartoncini leggeri, sia per lo sfondo sia per il disegno.

Tracciava prima a matita l'intero disegno sul foglio e poi preparava le figure colorate da incollare. Semplificava le figure e le riavvicinava lasciando piccoli margini bianchi.
La luce del sud gli aveva insegnato ad apprezzare la forza del colore e ad usarla in funzione espressiva.
I gialli venivano accostati al violetto, il rosso al verde, il blu all'arancio; la ricerca di Matisse riguardava l'accostamento tra i colori, il loro accordo o contrasto, non il colore in sé.
Il colore era distribuito con veemenza sulla tela e con un'immediatezza tale da non coprirla totalmente. Ai colori primari accostava i colori complementari con l'evidente intento di rafforzarne il contrasto timbrico.
Ne risultava un insieme molto vivace con un evidente gusto per la decoratività.
La forte valenza decorativa era accentuata dalla semplificazione delle forme e dalla bidimensionalità.
Dopo un viaggio in Algeria nel 1906 Matisse trascorre due lunghi soggiorni in Marocco nel 1912 e 1913; l'interesse per l'arte islamica, con il suo rifiuto per la figurazione e le sue superfici ritmiche e ripetitive, contribuiva ad allontanarlo dalla tradizione occidentale, a cui solo lo legava certa estrema sintesi dei "primitivi" italiani. | © Wikipedia