27/02/21

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Dino Buzzati | Un amore | Capitolo IX

Tre giorni dopo telefonò alla signora Ermelina: "Senta, domani pomeriggio potrei vedere la Laide?"
Il fatto che lei aveva fatto finta di non vederlo gli era rimasto in gola, voleva avere una spiegazione da lei.
"La Laide?" fece la signora Ermelina.
"Sa, l'altro giorno, che lei signor Tonino non ha potuto venire. Lei è arrivata puntuale, poverina".
"E' venuta alle quattro?"
"Alle quattro in punto era qui".

Dino Buzzati

La cosa era inspiegabile. Alle quattro c'era la prova alla Scala, e la Laide lui l'aveva vista là sul palcoscenico. O quella carognetta aveva fatto in tempo a raggiungere il teatro in tempo per la entrata dei folletti? Forse così si spiegava quella sua aria svogliata.
Dorigo però, con la signora Ermelina, preferì non indagare, eran cose che non la riguardavano. Combinarono per il giorno dopo alle due e mezza.
Ma il mattino successivo Laide gli telefonò in studio, era la prima volta, la sua vocetta con l'erre gli fece uno strano piacere.
"Senti" disse "dovresti farmi un favore. Alle due e venti io devo partire per Roma".
"Per Roma? a fare?"
"Vado ospite dai miei zii, per una settimana. Ogni anno mi invitano. E' un'occasione che non voglio perdere".
"E la Scala?"
"Mi son fatta fare un certificato medico".
"Be', allora non ci si vede?"
"No. Dicevo: se tu potessi far prima".
"Prima quando?"
"Non so. All'una, una e un quarto. Così poi mi puoi accompagnare alla stazione".
"Bisogna far tutto con l'acqua in gola, allora".
"Se tu non puoi, pazienza".
"No no vediamoci. Facciamo all'una?" "All'una dalla signora Ermelina. Ciao".

La Laide ci teneva proprio a vederlo? O era solo per le quindicimila lire? Dorigo aveva un mucchio di lavoro, quel giorno. Ma sistemò le cose in modo da essere libero. Di saltare la colazione poco gli importava.
All'una era dalla signora Ermelina. Fu fatto accomodare nel salotto.
Lei subito tornò di là in cucina. Non aveva ancora finito di mangiare.
Si sentiva un'altra voce di donna. Lui si mise a fumare.

Dino Buzzati

Le una e cinque, le una e dieci. La signora Ermelina ricomparve.
"Tutte così queste ragazze. Senza testa. Lo sa dove sono dovuta andare ieri sera per pescare la sua Laide? Al telefono non rispondeva".
"Dove?"
"Sono andata giù al "night", al "Due", dove fa il numero".
"Fa il numero tutte le sere?"
"Quando è a Milano, sì".
"Perché? Va fuori spesso?"
"Mah, in questi ultimi tempi è sempre a Modena".
"A Modena perché?"
"Lei dice che va per lavoro, per fare fotografie di moda".
"A Modena?"
"Dice che c'è una sartoria importante, ma chissà".
"E adesso? Sono già l'una e un quarto. E mi ha detto che deve prendere il treno delle due e venti". "Eh, non dovrebbe fare così".

"Oramai, non viene più".
(Sarà stata la ventesima volta che guardava l'orologio, che cosa ridicola, neanche se fosse stato aspettando il suo amore, dopo tutto non si trattava che di una squillo qualsiasi, a disposizione di chiunque avesse avuto ventimila lire da spendere e probabilmente anche meno, non era escluso che in separata sede Laide si desse anche per meno, anzi probabile, queste ragazzette più ne guadagnano più ne spendono, non hanno mai soldi abbastanza, cinquemila lire in più fanno sempre comodo, anche quattromila, anche tremila, al pensiero Dorigo sentiva una cosa dentro, un dispetto, un tormento, un bruciore irragionevole, guardò ancora l'orologio, erano l'una e diciassette).

"No no" disse la signora Ermelina "se ha detto di venire, quella viene, stia pure tranquillo" e fece un sorriso cattivo "con me non si brucia il paglione"
"Comunque, oramai non c'è più tempo, se deve partire alle due e venti.
Ora che è alla stazione..."
"Verrà, verrà, su questo non ci sono dubbi" e fece con la testa tre quattro volte un segno di assenso, socchiudendo un poco gli occhi. Voleva dire che Laide quindici o diecimila lire che fossero non se le lasciava sfuggire di sicuro? O che mai avrebbe osato mancare di rispetto a lei, Ermelina? figurarsi, non avrebbe mai rimesso più piede in casa sua, quella sgualdrina, come lei a Milano ce n'erano migliaia e migliaia, anche più belle e giovani e fresche, che non desideravano altro, e il suo giro, di lei Ermelina, era il più chic di Milano, i clienti più per bene, più ricchi e più sicuri, certo le ruffiane in città non si contavano oramai ma le altre, puah, o sfruttavano le ragazze al sangue o le mettevano in pasticci, non fa mica comodo a una studentessa di buona famiglia o a una signora con tanto di marito e figli, non fa comodo per esempio essere sorprese di punto in bianco nude in letto con uno che non conoscono neanche di nome e poi menate in questura col furgone e trattenute ventiquattr'ore come minimo in guardina insieme alle più sudice baldracche, e poi avvertite le famiglie, lo scandalo, le scenate, se poi non sono minorenni perché allora vanno a finire al tribunale.
Mentre con lei Ermelina, potevano dormire fra due guanciali, fra i suoi clienti ci sono troppe persone altolocate perché le possano creare dei fastidi. E poi, di lei, signora Ermelina - forse intendeva dire anche questo - le ragazzine hanno paura. Lei è l'onestà in persona, lei è donna di cuore, quante ne ha aiutate nei momenti difficili, di quelle sciagurate, lei è come una mamma per le sue care bambine. Guai però se si arrischiano a farle un bidone, ci mancherebbe altro. Ah c'è stata qualcheduna che si è provata, ma le è passata per sempre la voglia. Ci vuol poco a disonorare una ragazza che si è esposta un po' troppo, lei Ermelina è sempre bene informata, lei sa tutto di tutte, basta alle volte un colpo di telefono a casa, o un bigliettino anonimo, per mettergli a posto la testa. Non sarebbe mica la prima che lei, Ermelina, ha completamente rovinata.
A un tratto Antonio si accorse di essersi levato dal divano, per l'impazienza, e di camminare nervosamente su e giù per la stanza, incapace di dominarsi, mentre la signora Ermelina lo osservava compiaciuta. Per l'età che aveva, ne aveva dunque di desiderio l'architetto!
"Senta" gli disse "un caffè non lo prenderebbe volentieri?" "No grazie" si lasciò sfuggire "io non ho neanche mangiato".
La Ermelina scoppiò in una risata:
"Ah quest'è bella, un uomo come lei... per la Laide... saltato il pasto un uomo come lei! Ma sa che lei è un gran simpatico! Lei è proprio un ragazzo!"
In quel momento il campanello della porta suonò. Mancava un minuto alle una e mezza.

Dino Buzzati



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