12/03/21

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Dino Buzzati | Un amore | Capitolo XI


Perché se la prendeva tanto? Perché continuava a pensarci? Di che cosa aveva paura? che Laide scomparisse? Figurarsi. Bastava un colpo di telefono e lei correva a prendere un tassì; e lui l'aveva a sua disposizione, con la biancheria in ordine, tutta ben lavata da poter baciare impunemente in ogni parte del corpo.
No. Aveva un bel fare questo ragionamento.
Non bastava. Lei sarebbe accorsa, è vero, alla chiamata della signora Ermelina e sarebbe venuta in letto con lui ma tutto in fondo si riduceva a mezz'ora un'ora al massimo, questo era per lei solo un breve intermezzo di lavoro, da risolvere con gentilezza ma anche con la maggior celerità possibile (Dorigo si era ben accorto di non farla godere, quando le baciava il sesso la Laide teneva chiusi gli occhi, le labbra socchiuse tutto lì, ma per il resto non un vero palpito, un sospiro, un gemito, meglio così comunque piuttosto che le disgustose commedie di certe prostitute convinte che in amore tutti gli uomini senza distinzione debbano essere completamente cretini).

Mezz'ora, un'ora al massimo con lui, un paio di volte alla settimana.
Ma il resto?
Tutte le altre ore della giornata e della notte?
Dove andava?
Chi frequentava?
La sua vera vita, speranze, divertimenti, gioie, vanità, amori, era altrove, non nel brevissimo tempo trascorso con Antonio. Laggiù era lei veramente, laggiù era tutto quello ch'egli' avrebbe voluto sapere di lei, laggiù era il misterioso affascinante, forse anche turpe e squallido mondo a lui vietato.
Che rabbia per esempio quando, dopo aver fatto l'amore, lui le proponeva di accompagnarla a casa in macchina e lei diceva di no, si doveva fermare ancora un poco dalla signora Ermelina per provare un vestito e lui capiva benissimo che il vestito era un pretesto qualsiasi, in realtà lei restava in attesa di un altro cliente.
Oppure, se l'incontro avveniva di sera, lei se ne fuggiva prima di lui, la aspettavano a teatro per esempio, o non voleva rincasare tardi senò sua sorella che scenata, oppure c'era, sotto, un'amica che l'aspettava in macchina.

E poi non era vero neppure che la Laide, per guadagnarsi dieci quindicimila, fosse sempre a sua disposizione.
Oggi per esempio, l'incontro era per le due e mezza e la Ermelina per telefono gli ha detto che era andata la sera a cercarla al "Due" e si era apposta fatta accompagnare da un'amica e la Laide le aveva detto che alle due e mezza sarebbe venuta e Antonio è andato alle due e mezza e là c'era soltanto la Wanna quella sciagurata, perché la signora Ermelina era di là in cucina e la Wanna gli disse che poco prima la Laide aveva telefonato che non poteva perché doveva partire per Modena e allora è rimasto che non capiva neppure quello che gli stava succedendo e la Wanna lo guardava perfino con una specie di misericordia e a un certo momento gli dirà "Abbiamo preso una scuffietta eh" e lui non disse niente, nel salotto vuoto accende una sigaretta e allora lei la Wanna si fece più vicina e comincia a toccarlo qua e là e allora Antonio pur di liberarsi da quell'angustia, dopo aver resistito un poco - aveva anzi deciso di andarsene - ha fatto segno di sì se non altro per dimostrarle che non era vero niente.
Così si appartarono di là e la Wanna si spogliò nuda e cominciò a fargli quei giochi pervertiti che a lui piacevano di solito ma non quel giorno e tutto è un piacere animalesco esaurito in pochi istanti.

Dal letto, mentre lui visibilmente abbacchiato stava rivestendosi, la Wanna lo guardava con un sorriso di compatimento:
"Una bella scuffietta eh?"
"Come sarebbe a dire?"
"La Laide no?" Lui alzò le spalle.
"Dimmi" fece la Wanna "dunque lavora così bene?"
"Che discorsi! Mi piace".
"Su, sii sincero. Ci sa fare come me?"
"Cosa significa?"
"Strano. La Laide, quelli che ci vanno, dopo la prima volta..."
"Dopo la prima volta cosa?"
"Dopo la prima volta stop, una seconda volta non ci tornano, ne hanno abbastanza, preferiscono cambiare".
"Ah sì?"
"Tu sei il primo. Di solito, con quella là una volta sola, dopo preferiscono cambiare. E sì che è carina... Con tutti quei capelli neri... vero che è abbastanza carina?"

Lui la guardò con odio. Quella donnaccia parlava della Laide come di una sua pari, altrettanto disposta a vendere il suo corpo al primo venuto. E purtroppo aveva ragione. Eppure gli sembrava spaventoso che quella fresca ragazzetta dovesse essere messa nel rango delle prostitute di mestiere e che costoro la considerassero collega.


"Carina, vero?" insisteva la Wanna, per sfottere.
"E piantala, va'!" rispose Antonio, finalmente esasperato.

La Wanna scoppiò in una risata:
"Ma guardatelo, non vuole che si parli male del suo amore. La verginella! Se ne è presi un reggimento, la tua Laide. Guarda, ti dico, di ragazze ne conosco, ma una che si dia tanto da fare come lei, non ho mai vista nessuna... Del resto, se a te piace!..."
"Be'" disse lui "io la trovo molto carina".
La Wanna: "Molto carina?" la voce si fece cattiva. "La sai la sua specialità?" "Specialità come?"
"Nel far l'amore, no? Non ti sei accorto?"
"Accorto di cosa?"
"No? E' meglio se tu non lo sai. Si vede che con te non si è mai lanciata".
"Specialità come?"
"Meglio che tu non sai. Se tu sapessi, ti passerebbe la voglia, garantito. O ne avresti ancora più voglia. Voi uomini!"

"Come sarebbe a dire?"
"Niente".
"Vuoi dirmi o no? che specialità sarebbe?"
"Meglio di no, mica che sia un mistero è lei la prima che lo dice, lei se ne vanta sai con me che sono stata due anni in quelle case, lei vuol far bella figura ha paura di fare la pivella vuol fare la prima della classe ma poi magari non è neanche vero no è meglio che non te lo dica del resto proprio il fatto che con te quei giochetti non li ha..."
"Giochetti?"
"Giochetti, esercizi, porcherie, sconcezze, chiamali come vuoi, proprio il fatto che con te niente, mi fa pensare che siano tutte balle".
"Perché? E' proprio una cosa così tremenda?"
"Macché tremenda, bellissima anzi, se viene fatta bene".
"E allora mi vuoi spiegare o no?" sentiva quel tormento in corrispondenza dello sterno.
"Ti ho detto, meglio di no. Ma l'hai presa, allora, una bella scuffia!" C'era una punta di astio.
"Io me ne vado" fece Dorigo piegando due biglietti da diecimila e infilandoli sotto un vaso di cristallo, vuoto, ch'era su un tavolo. E si avviò all'uscita.
La Wanna cercò di riparare:
"E non prendertela, dài! ma si può essere così? Non ti sei accorto che scherzavo che era tutto uno scherzo?"
"Anche quella specialità che dicevi?"
"Ma se non la conosco nemmeno, la tua Laide, l'avrò vista qui due tre volte buongiorno buonasera tutto lì, cosa vuoi che sappia della tua Laide?"
"Allora inventavi?"
"".
"Una bella carogna".


Si rovesciò indietro sul cuscino, ridendo. "Per farti arrabbiare. Mi piace la tua faccia quando sei arrabbiato".
Se ne andò con un gran dispetto. Capiva bene che era meglio lasciar perdere. Chissà in che incredibili pasticci la Laide era invischiata. E di lui, Antonio, se ne infischiava totalmente. Con tante ragazze anche meglio di lei che ci sono in giro. Una infatuazione simile l'aveva avuta durante la guerra, ricordava, a Taranto, per una bellissima bruna, triestina, che lavorava in casino. Nelle basi navali le case di tolleranza, a quei tempi, erano fornite della merce migliore.
E questa Luana era con lui molto affettuosa. Bene, aveva cominciato a pensarci, l'andava a trovare quasi tutti i giorni e quando la sua nave si spostò a Messina le mandò anche delle cartoline, chissà se le erano mai arrivate. Si ricordava la tristezza quando il bastimento salpò da Taranto, non l'aveva neanche potuta avvertire per via del segreto militare, era una mattina d'estate, una vaga nebbia azzurra rilucente sulla rada, di là della quale biancheggiava la città ancora addormentata, alla luce del sole.
Dalla coperta, mentre la striscia candida delle case si faceva via via più lontana, lui guardava intensamente in corrispondenza del quartiere dove c'era il postribolo con un'amarezza struggente e poetica, lei stanca stava dormendo e certamente non sognava di lui, uno delle centinaia e centinaia che la frequentavano, eppure le voleva bene, con un sentimento pulito, avrebbe desiderato poter fare qualcosa per lei, pensava perfino, se l'avesse rivista, di regalarle un anello, un braccialetto così da poter entrare in qualche modo nella sua vita.
Ma dopo pochi giorni non ci pensava più, le stesse violente emozioni della guerra avevano spazzato via l'assurdo sentimento.
E non l'aveva più rivista. Dopo l'incontro mancato dalla signora Ermelina, Antonio quindi decise di sbarazzarsi di quel fastidioso cruccio.
Il giorno dopo andò a sciare, rimase lontano una settimana, si sentiva tranquillo, al ritorno riprese il lavoro con l'animo in pace.


Dino Buzzati | Un amore | Capitolo IX
Dino Buzzati | Un amore | Capitolo X