Textual description of firstImageUrl

Dino Buzzati | Un amore | Capitolo XIII


Ora non si incontravano più dalla signora Ermelina. La Laide gli disse che aveva litigato con la signora Ermelina e lo condusse in casa di un'amica. Ma poi lui approfittò dell'appartamento di Corsini, un amico quasi sempre assente da Milano.
Era un bell'appartamento in fondo a via Vincenzo Monti, vicino alla Fiera, era un appartamento allegro con un grande soggiorno e una scala interna che conduceva di sopra alle camere da letto. Il suo amico non c'era quasi mai, comunque di pomeriggio praticamente era sempre libero.

Dino Buzzati | Romantica, 1926

Alla Laide piacque molto, tutto ciò che in qualche modo la innestava, come partecipe, alla agiata e rispettabile vita borghese, le faceva un piacere immenso. E benché i mobili fossero moderni, si intuiva subito che l'inquilino era una persona molto chic e nello stesso tempo solida, non c'era assolutamente l'aria del "pied-à-terre", della "carbona" di scapolo come si dice a Milano.

La Laide girava curiosando, tutta contenta come una bambina che stia cercando i regali nascosti, perlustrava i canterani della cucina e il frigidaire, sembrava ci trovasse gusto a prolungare indefinitamente l'attesa di lui con i più neghittosi pretesti.
E non che Antonio fosse tanto impaziente di possederla, ma solo in letto quando la stringeva nuda fra le braccia solo in quei brevi minuti si calmava completamente l'inquietudine maledetta che quella ragazzina gli aveva messo in corpo.

Lei poi in letto era molto più allegra e vivace del solito, mica che l'atto carnale con Antonio le procurasse molto piacere anzi è chiaro che non gliene frega niente, ma il letto forse diventa per lei come un grande giocattolo sul quale è così divertente rotolarsi, fare scherzetti, infilarsi sotto le coperte e nascondersi (per i bambini il sottocoperta del letto non rappresenta forse un mondo misterioso e affascinante, una caverna immensa dove non si sa che cosa ci sia e che non si osa esplorare fino in fondo per la paura di restare intrappolati e mentre si avanza strisciando nell'antro nero con la coda dell'occhio si controlla che alle spalle le coperte non chiudano completamente la luce ma resti uno spiraglio, un buco, una fessura luminosa che garantisca lo scampo nell'eventualità di un improvviso pericolo?), il letto del resto è l'ambiente più perfetto per fare piccoli litigi, mostrarsi offesi, mettere il broncio, tampinarsi e provocarsi a vicenda, per la scherma dei dispetti così importante per dare gusto all'amore.

Tutte queste piccole e pressoché indescrivibili civetterie non avevano però nulla di professionale o calcolato, era proprio la loro assoluta freschezza e spontaneità a eccitare Antonio e magari irritarlo e magari portarlo alla esasperazione addirittura. Per di più in letto la Laide perdeva quell'"aplomb" disdegnoso a cui teneva tanto quando per esempio camminava per la strada, nuda risultava più bambina soprattutto per la piccolezza delle tettine e per il bacino molto stretto, e lei stessa probabilmente se ne rende conto e ne gode e allora finalmente si sente lei padrona della situazione e vittoriosa, fingerà di non accorgersi che nella lotta le si è sciolto il chignon e i capelli neri si spanderanno intorno come l'inchiostro da un bottiglione infranto e allora si abbandonerà con lui, sorridendo, a vanitose confidenze così candide da renderla ancora una bambina.

- "Sai che cosa ho io?", gli dirà "Che sono ancora una bambina ma sono terribilmente femmina".
- "Una volta un ragazzo mi ha detto" racconta "io ero ancora piccolina avrò avuto neanche dodici anni, mi ha detto: tu Laide sei nata per fare impazzire gli uomini".
- "Sai che cosa sono io?" gli dice, nell'improvvisa eccitazione di un lieto ricordo, uno dei pochi forse che possiede, quasi pronunciasse una formula magica che la riscatti dalle miserie, solennemente.

- "Io sono la nuvola. Io sono il fulmine. Io sono l'arcobaleno. Io sono una bambina deliziosa". E' nuda, inginocchiata sul letto, aperta dinanzi a lui, lo fissa con occhi impertinenti.

E sporge con quel suo moto caratteristico le piccole labbra sottili, infantile provocazione e sfida. Mentre Antonio la fissa in adorazione, intimidito da tanta sapienza istintiva, lui con tutto il suo ridicolo armamentario letterario nella crapa.


Dino Buzzati | Un amore | Capitolo XII
Dino Buzzati | Un amore | Capitolo XIV