Sogni (1896), custodito alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, è senza dubbio l'opera più famosa del pittore Italiano della Belle Époque Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 4 ottobre 1859 - Firenze, 8 novembre 1933).
Il debutto di "Sogni" nel 1896 alla Festa dell'Arte e dei Fiori di Firenze scatenò quello che le cronache dell'epoca definirono un "chiasso indiavolato".
Più che un semplice successo, fu un vero e proprio terremoto sociale e culturale che divise i critici e sconvolse i benpensanti della Belle Époque per tre ragioni ben precise:
👉 La "posa" immorale e lo scandalo delle gambe accavallate
Nel 1896, l'iconografia femminile imponeva che le donne della buona borghesia venissero ritratte in pose austere, rigide, con lo sguardo timidamente rivolto verso il basso o di tre quarti, rigorosamente protette da cappelli ed abiti impeccabili.
Elena Vecchi, al contrario, rompe ogni regola di decoro:
👉 Siede da sola su una panchina pubblica, un luogo associato alla libertà di movimento ed agli incontri non sorvegliati.
👉 Ha le gambe sfacciatamente accavallate, una postura giudicata all'epoca totalmente disdicevole e mascolina, che lasciava persino intravedere le scarpine di vernice nera.
👉 I suoi capelli sono leggermente scarmigliati e l'intera postura del corpo, proiettata in avanti con il mento sulla mano, trasmetteva un'energia fisica attiva e per nulla sottomessa.
👉 Le malelingue su una relazione segreta
L'incredibile naturalezza del dipinto si rivelò un'arma a doppio taglio.
I critici ed i frequentatori dei salotti fiorentini notarono subito un'"intimità insolita" tra il pittore e la modella.
Elena, che aveva 23 anni, si era trasferita da tempo a vivere stabilmente a Firenze presso la famiglia di Corcos (che di anni ne aveva 37).
Quella posa così rilassata ed informale suggeriva che la ragazza si sentisse fin troppo a proprio agio in presenza dell'artista.
Nacque così un pettegolezzo pruriginoso che sussurrava di una presunta relazione sentimentale clandestina tra i due, un'ombra che la critica puritana usò per attaccare il valore morale del quadro.
👉 "Cose di cui le ragazze non dovrebbero mai sognare"
Anche il titolo, Sogni, finì sotto accusa.
In un'epoca in cui le giovani donne dovevano essere pure e prive di desideri propri, lo sguardo di Elena - fiero, intelligente, cerchiato da leggere occhiaie che parlavano di notti insonni a leggere - spaventava.
I detrattori commentarono sarcasticamente che quel titolo alludeva malignamente "a ciò di cui le ragazze perbene non dovrebbero mai sognare".
La presenza dei libri sul sedile confermava il peggiore dei timori dei conservatori: una donna che studia, pensa, desidera e decide per se stessa.
Il prezzo del successo: la fuga dei pretendenti
Se da un lato il quadro divenne un'icona assoluta, stampata e venduta in migliaia di cartoline illustrate in tutta Italia, dall'altro ebbe un impatto devastante sulla vita reale della modella.
Il fango del pettegolezzo e la reputazione di donna "fin troppo emancipata" e anticonvenzionale spaventarono la rigida società dell'epoca.
Lo scandalo mediatico attorno al dipinto provocò la fuga in massa di tutti i pretendenti che in quel periodo stavano corteggiando Elena Vecchi per chiederne la mano.
La sua colpa fu semplicemente quella di aver prestato il volto al primo, vero ritratto della donna del Novecento.
I tre libri
I tre libri adagiati sulla panchina accanto ad Elena Vecchi in Sogni non sono solo elementi decorativi, ma costituiscono una precisa scelta iconografica e simbolica che definisce lo spessore intellettuale e la modernità della protagonista.
La presenza di questi libri racchiude un profondo significato letterario e storico:
👉 La "firma" dell'editore Treves (I libri gialli)
Osservando attentamente il dipinto, i volumi presentano delle caratteristiche copertine cartacee di un colore giallo paglierino od aranciato, con una sottile cornice geometrica ai quattro angoli.
Gli esperti di storia dell'editoria ed i biografi dell'artista hanno identificato questi testi come i volumi della celebre collana economica dei fratelli Treves di Milano, la casa editrice più importante e d'avanguardia dell'Italia di fine Ottocento.
All'epoca il termine "giallo" non indicava i romanzi polizieschi (genere che nascerà in Italia solo nel 1929 proprio con i libri Mondadori dalla copertina gialla), ma era il colore d'ordinanza della letteratura straniera contemporanea e dei romanzi moderni distribuiti in Italia.
Inoltre, Corcos era un assiduo frequentatore del salotto letterario di Firenze ed era strettamente legato all'ambiente editoriale.
👉 Il manifesto della "Lettrice Moderna"
Nell'Ottocento la lettura per le donne era rigidamente sorvegliata.
Alle giovani della buona borghesia era permesso leggere quasi esclusivamente testi religiosi, manuali di economia domestica o poesie approvate dalle famiglie.
I libri di Elena Vecchi sono invece dei romanzi moderni, dei testi di narrativa contemporanea (probabilmente francesi, come andava di moda nella Firenze dell'epoca).
Mostrare una donna con ben tre libri, stropicciati dall'uso e letti avidamente all'aria aperta, significava attribuirle uno status rivoluzionario: Elena è una donna che coltiva una propria vita interiore, che si informa, che viaggia con la mente e che sviluppa un pensiero critico autonomo.
👉 I "Sogni" nati dalla letteratura
I libri fungono da innesco psicologico per il titolo stesso dell'opera.
Elena non sta semplicemente guardando il vuoto: ha appena interrotto la lettura.
Lo sguardo cerchiato da leggere occhiaie e l'espressione assorta suggeriscono che la ragazza stia riflettendo sulle storie e sulle passioni dei personaggi letterari appena incontrati tra quelle pagine.
Quei tre libri simboleggiano il nutrimento dei suoi sogni e delle sue inquietudini, confermando i timori dei critici conservatori del tempo, i quali vedevano nella cultura e nella letteratura la via d'accesso principale per l'emancipazione e la ribellione femminile ai ruoli tradizionali.
Ciononostante, il successo artistico fu immediato e lo Stato italiano acquistò l'opera l'anno successivo per destinarla alla neonata Galleria Nazionale di Roma.

