Il pittore livornese Lodovico Tommasi (1866-1941) realizza quest’opera a circa 31 anni; da tempo ha affiancato alla carriera di violinista quella artistica, seguendo le orme del fratello Angiolo e del cugino Adolfo e giovandosi degli insegnamenti del pittore "macchiaiolo" Silvestro Lega.
Oltre alla natura osservata dal vero ed all'uso di veloci pennellate, quest’opera, di cui si conosce un disegno preparatorio (ora in collezione privata), risente del clima culturale vissuto negli anni ’90 a Torre del Lago (Lucca), con gli artisti riuniti intorno a Giacomo Puccini, come Plinio Nomellini: è un'anticipazione del paesaggio inteso come "stato d’animo".
Nella grande tela di formato orizzontale, Tommasi rende realisticamente un ampio scorcio di bosco di betulle, tagliato diagonalmente da una bianca stradina su cui procede sola una contadina durante una grigia giornata d’autunno.
I massicci tronchi in primo piano scandiscono lo spazio e confinano sullo sfondo la piccola figura, che risulta immersa nel paesaggio costruito con rapidi tocchi di colore giocati su toni giallo-arancio ed in cui al tappeto di foglie sul terreno si contrappone il disegno dei rami nudi contro il cielo.
Tutta la composizione trasmette un sentimento di solitudine e malinconia.
Mario Borgiotti | Ritratto del pittore Lodovico Tommasi, 1936 | Museo Giovanni Fattori, Livorno
Poco dopo la realizzazione dell’opera, è lo stesso Lodovico Tommasi a donarla al Comune, che la accetta con Delibera della Giunta del 24 giugno 1898.
Da questo momento la grande tela è sempre stata inclusa nel percorso di visita del Museo civico anche nelle sue successive due sedi, dal 1950 a Villa Fabbricotti e dal 1994 a Villa Mimbelli. | Fonte: © Museo Giovanni Fattori, Livorno
Lodovico Tommasi (Livorno, 1866 - Firenze, 1941).
Stimolato da l'esempio del fratello maggiore Angiolo e del cugino Adolfo, si dedica alla pittura formandosi a stretto contatto con Silvestro Lega, assiduo frequentatore della villa della famiglia Tommasi a Bellariva.
Esordisce alla Promotrice fiorentina nel 1884 con uno studio dal vero.
Dopo il servizio militare, svolto a Milano tra il 1888-1891, frequenta insieme al fratello Angiolo il circolo culturale di Torre del Lago gravitante attorno a Giacomo Puccini, dove entra in contatto con alcuni rappresentanti delle avanguardie artistiche toscane, tra i quali Galileo Chini ed Oscar Ghiglia.
Verso la fine del secolo si accosta alle ricerche Divisioniste condotte in quegli anni dall’amico Plinio Nomellini. Partecipa con regolarità alle principali manifestazioni artistiche italiane e straniere.
Nel 1913 compare tra i partecipanti alla secessione romana nel gruppo della “Giovane Etruria”, avviando un riavvicinamento alla tradizione naturalistica toscana che negli anni successivi al primo conflitto mondiale si traduce nel recupero di forme più tradizionali.
Nella maturità si dedica all'incisione e nel 1912 apre una Scuola dell'acquaforte a Firenze. | Elena Lissoni, Artgate della Fondazione Cariplo.







